Mirta Cocco
Le mie opere e performance sono viaggi interiori multidimensionali alla scoperta dei mondi del “me” e del “me” dei mondi in un "qui ed ora" che mi estirpa dal "qui ed ora", dallo spazio e dal tempo, oltre le apparenze e attraverso di esse.
Dati e contatti

Mi occupo di Performance Art, Mixed Media Art, Teatro (comico, tragicomico, drammatico), Musical, Canto, Fotografia, Musica, Poesia, Scrittura, Conduzione e Intrattenimento. Ventriloquia. Sono una performer poliedrica, autrice, attrice, cantante, musicista, scrittrice, fotografa, videomaker. Amo l’improvvisazione e la sperimentazione di sinestesie tra diversi linguaggi estetici.

Il mio percorso artistico nell’ utilizzo del selfie ha avuto inizio dalle prime foto alla mia ombra, alle foto ai riflessi e a quelle oltre i riflessi, oltre i vetri, oltre le dimensioni.

In questo senso le evoluzioni delle mie opere “SelfieMorfosi” rappresentano la trasformazione dell’uso del selfie da mezzo di comunicazione e di rappresentazione di massa (apparire conformi a canoni e status sociali riconosciuti, basati sulla politica dei like, dei follower e dell’algoritmo) a strumento di conoscenza, di ricerca e di consapevolezza interiore.

Le evoluzioni di “SelfieMorfosi” offrono un nuovo strumento comunicativo, una nuova modalità di percezione e di rappresentazione dell’unicità nella molteplicità, della continuità nel cambiamento, dell’identità nell’alterità.

La funzionalità del selfie e dei video a me stessa, come efficaci strumenti di studio e di ricerca, l’ho esperita durante le prove di costruzione e di messa in scena del personaggio teatrale per il miglioramento dell’efficacia espressiva del sottotesto. Analizzando le videoregistrazioni delle mimiche, dei linguaggi verbali e non verbali, delle interazioni con lo spazio, dei ritmi e delle dinamiche, ho potuto migliorare le tecniche espressive nel processo di messa in atto della memoria emotiva funzionalmente all’autenticità del personaggio. Le prove alla videocamera hanno efficacemente integrato le prove allo specchio.

Il selfie alle mie ombre, che è comunque un selfie, diviene simbolicamente strumento di conoscenza interiore, di presa in carico e di messa a fuoco delle mie zone d’ombra che si rivelano con tutta la loro potenza. Le ombre divengono strumenti di trasformazione e di rinascita interiore oltre i tempi e gli spazi, attraverso viaggi multidimensionali.

Il mio messaggio è: l'opera d'arte sei tu!

In questa dialettica anche la sfocatura, la stortura, l’accidentalità, l’imperfezione, la bruttezza, prendono valenza semantica simbolica, performante oltre i canoni socialmente e culturalmente riconosciuti e rappresentano l’apoteosi della multidimensionalità, delle alterità, delle zone d’ombra,  dei riflessi, dei non spazi e non tempi intimi, interiori, individuali e sinergicamente collettivi.

In “Dancing Rocks” le mie ombre proiettate su pareti rocciose paleozoiche, illuminate dal sole al tramonto, divengono i fotogrammi di una danza di liberazione oltre quei confini opachi che noi stessi ci imponiamo. Giocando con le nostre ombre, metafora delle nostre zone oscure, riusciamo ad attraversare quei confini che si trasformano inaspettatamente da mura, da rocce invalicabili rese tali dalle nostre paure e proiezioni, in luminosi flussi di evasione come nell’opera “Escape” in cui la fuga è la scoperta di una nuova dimensione che mi centra, è una fuga che mi tiene adesa alla parte più pura e profonda di me. Le mura invalicabili divengono ombre splendenti che illuminano e rendono danzanti e divertenti i viaggi di rinascita e di scoperta delle innumerevoli possibilità di vivere con tutta me stessa oltre ogni dolorosa, inquietante, sofferta, violenta, sopravvivenza, quella rappresentata dall’opera “I will survive”, verso la libertà di risplendere trionfante tenendo in mano consapevolmente l’uovo luminoso della mia vita come nell’opera “Freedom”. Si tratta di un uovo fragile e potente: è creato dalla solidità delle rocce paleozoiche e dalla fluidità e leggerezza delle mie ombre. I dettagli, le geometrie, i colori, i suoni, i rumori, le danze multidimensionali create dalla mia ombra che attraversa le rocce creano nuove suggestioni, nuove fessure luminose da esplorare, porte magiche da attraversare. Il selfie diviene quindi anche strumento catartico sospeso tra reale e surreale, tra fisica e metafisica, tra crisi e superamento della crisi, tra identità e alterità, tra individuo e collettività, tra diversi linguaggi creativi ed estetici: fotografia, pittura, scultura, danza, musica, poesia.  Le foto alle mie ombre divengono sculture danzanti, musiche silenziose, silenzi musicali, viaggi metafisici, multidimensionali e sinestetici che attraversano l'oltre di spazi e tempi sospesi, prima dell’era arcaica e oltre l’era cyber-aliena. 

Dagli 8 ai 16 anni ho studiato pianoforte avviando il mio percorso alla scoperta della musica. All’età di 11 anni ho iniziato a scrivere canzoni e poesie (primo brano: “Sensazione d’amore” in occasione del mio primo innamoramento) sperimentando il potere liberatorio dell’espressione artistico-musicale e della performance corporea e scenografica. Usando costumi, scenografie e posture da me ideate e dirette, richiedevo a soli 12 anni di essere fotografata per potermi “vedere oltre” il mio immaginario.

La curiosità e l’esigenza interiore di esperire nuove forme di conoscenza e di espressione, rispetto a quelle scolastiche, si sono manifestate fin da piccola, oltre che con la ricerca musicale, anche con il linguaggio del corpo frequentando per 4 anni il corso di ginnastica artistica. Mi divertivo soprattutto negli esercizi di improvvisazione quando potevo esprimermi liberamente e inventare la coreografia. Nel tempo libero mi dedicavo alla composizione di poesie e di brani musicali, al canto, alla fotografia e allo studio del pianoforte.

Nel corso delle vacanze estive in campagna dai nonni mi divertivo a inventare giochi di fantasia e racconti da mettere in scena coinvolgendo come attrici e attori anche i miei compagni di infanzia, in alternativa c’erano i pupi (le pannocchie) di granturco e le scenografie naturali del “boschetto della felicità”, dell’ “albero del tuono”, dell’ “albero di Tarzan” da cui ci lanciavamo con le liane nel dirupo e del “fico incantato” che era una vera e propria grotta arborea spaziosa e protetta dove spesso ci rifugiavamo. Ho sempre vissuto in simbiosi con la natura.

Durante la costruzione della casa ero affascinata dai materiali e avevo inventato uno strumento che suonava con i chiodi arrugginiti conficcati in una scatola di polistirolo.

A scuola eccellevo nelle materie umanistiche e artistiche. Quando alle medie leggevo i miei temi tutta la classe ascoltava incantata le mie disquisizioni filosofiche ed esistenziali. Delle materie scientifiche ricordo che misi in scena in aula degli esperimenti chimici con tutto l’armamentario del laboratorio dei miei genitori. Mi piacevano i colori, le geometrie delle ampolle e i mutamenti delle reazioni.

La prima volta che andai nel laboratorio dei miei genitori fui affascinata dalla fotocopiatrice che non avevo mai visto e così utilizzai tutti gli oggetti da ufficio a disposizione per creare delle composizioni geometriche che fotocopiavo su grandi fogli che univo insieme per trovare nuove forme da fotocopiare, assemblare e colorare.

Andavo bene anche nelle materie scientifiche ma prediligevo le altre e vinsi una borsa di studio affinché potessi restare nella scuola a far parte della nuova classe di liceo scientifico che l’istituto stava avviando per la prima volta.

Tra la scuola media e i primi anni di liceo ci fu il mio periodo dark, gothic, bohemien. Dalle suggestioni dei Poeti Maledetti ai The Cure avevo allestito nella mia camera installazioni disgregate con candele, luci soffuse, ragnatele realizzate con fili di nylon di calze rotte, serpenti e pipistrelli di gomma, rami secchi e una bambola a dimensione umana adagiata sul letto coperta interamente da veli.

Fotografavo carogne in decomposizione e crepe sui muri e portavo sempre con me un anello talismano a forma di drago rosso e nero con cui parlavo e che nutrivo durante i pasti con gli effluvi delle pietanze.

Nonostante la borsa di studio dopo 2 anni decisi di cambiare istituto e di provare la scuola pubblica.

Maturità scientifica nel 1992.

Dal 1993 contemporaneamente al corso di laurea in Chimica e successivamente a quello in Lettere indirizzo demo-etno-antropologico, ho suonato in un gruppo musicale reggae esibendomi come cantautrice, tastierista e corista.

In quel periodo allestimmo un laboratorio per la lavorazione della creta con tanto di forno, barbottine e smalti. Realizzai piccole sculture e perfino una ocarina suonante.

In quegli anni ricordo anche le feste per la luna a suon di djembe, che avevo imparato a suonare, danze e improvvisazioni canore.

Dal 1995 ho intrapreso il percorso di studi e di sperimentazione teatrale (metodo Stanislavskij), dizione, canto lirico e canto jazz. Ho partecipato come attrice, conduttrice e cantante a vari spettacoli teatrali, musical e spettacoli di intrattenimento.

Nel 2002 ho conseguito il Diploma di Laurea in Lettere, indirizzo demo-etno-antropologico, rilasciato dall’ Università degli Studi di Roma La Sapienza, con 110 e Lode titolo della tesi: “A scuola dai griot: migranti senegalesi ed incontri interculturali” insegnamento di Storia delle Tradizioni Popolari. A quegli anni risalgono i corsi di danza senegalese con i Sunu Africa, famiglia di griot del Balletto nazionale del Senegal, un gruppo musicale di successo. La realizzazione della tesi è stata motivata dall’incontro interculturale attraverso il linguaggio della danza e delle percussioni, per una “antropologia dell’incontro” incentrata su tematiche quali: identità e mutamento, corpo e performance, dialettica identità-alterità. Nella relazionalità e nella polivalenza delle tecniche corporee della performance, riconosciuta e condivisa socialmente, si attua il superamento dei confini culturali imposti per riflettere sull’opacità del “sé” e dell’ “altro da sé” in un approccio multidisciplinare, trasversale che vede il connubio tra arte e scienza, tra corpo e mente, tra singolo e collettività, tra continuità e mutamento. La performance e il riconoscimento condiviso delle molteplici capacità espressive e artistiche di cui disponiamo diviene quindi strumento sociale di conoscenza e di inclusione, ponte che attraversa i confini e i limiti delle coercitive separazioni imposte dalla cultura occidentale, stimolando il rinnovamento dell’individuo e della collettività.

L’idea della tesi è nata frequentando il corso di danza senegalese ed è stata realizzata sperimentalmente attraverso l’esperienza diretta e la partecipazione a tutti gli spettacoli per oltre un anno sia come allieva ballerina sia come amica e fotografa del gruppo documentando l’incontro transculturale attraverso il linguaggio del corpo e della performance con video e interviste. In Senegal la musica e la danza sono potenti forme di comunicazione socialmente riconosciute, sono parte integrante della vita quotidiana e realizzano la continuità individuo collettività. Attraverso la musica e la danza il soggetto conosce le molteplicità del sé e dell’altro da sé in una rete dialettica condivisa e rassicurante. Il valore dell’espressione artistica non ha un significato, un tempo e uno spazio separato dalla quotidianità come nella “nostra” cultura. “Arte è un concetto occidentale (…). Il sacro è lo spirito della gente. Non può essere venduto. Artista è già un concetto limitato; creatore è già una parola più adeguata” (Manu Dibango cit. G. Ewens, 1991).

Dal 2007 al 2014 sono stata corista e tastierista nelle Bloomy Roots, reggae band interamente al femminile nata nel 2004 con partecipazione a diversi concerti e collaborazioni nel reggae contest italiano e internazionale (2007 Villaggio Globale di Roma apertura del live dei Black Uhruru, 2009 apertura concerto di Mr Derrick Morgan, 2010 collaborazione con la prima dj della storia del reggae Sister Nancy con realizzazione del brano dal titolo Me a cute, 2010 terze classificate al concorso nazionale MArteLive. Collaborazioni con artisti come Radici nel Cemento, Roots in the sky, Villa Ada, Tribù Acustica).

Nel 2010 ho frequentato corsi di Reggaeton nella scuola Duende della Danza, oltre alle serate reggae-dancehall in occasione dei concerti con le Bloomy Roots e nei viaggi in Giamaica.

Dal 2014 ad oggi sperimento la scrittura e l’interpretazione di monologhi inediti comici, tragi-comici e drammatici, come autrice, attrice e regista. Sperimento performance di Mixed Media Art coinvolgendo sinergicamente e trasversalmente le suggestioni del linguaggio interiore, onirico, con i linguaggi del corpo, scenico, teatrale, musicale e fotografico.

A giugno 2023 ho partecipato a Zelig Open Mic – teatro Areazelig Milano passando alle successive votazioni online.

A marzo 2024 ho partecipato al Workshop di recitazione cinematografica diretto da Flavia Poerio.

A ottobre 2025: ho partecipato alla Rome Art Week con la performance artistica da me ideata diretta e interpretata “Fluttuando” viaggio-racconto onirico tra sogno e realtà, tra identità e alterità, tra tempi frenetici imposti e i non tempi intimi mettendo in luce gli aspetti di ricerca interiore e di liberazione individuale e collettiva dell’arte, attraverso il teatro, la poesia, la musica e il canto, con improvvisazioni musicali collettive e partecipazione del pubblico all’omonimo mio gioco-installazione (Fluttuando da “flute”, il flute rotto). L’opera d’arte sei tu! Questo è il messaggio della parte finale del gioco-performance collettivo in cui il selfie diviene rituale di bellezza interiore evocativo di creatività e di rinascita come gli 8 frammenti del flute rotto che si rigenerano in infinite sorprendenti combinazioni (8=∞= infinito). Esposizione delle mie opere “Selfie-Morfosi” sempre alla mostra collettiva presso Craving Art Art Gallery per la Rome Art Week 2025 "L'Arte crea dipendenza (e non vogliamo la cura)"

Gennaio 2026: performance musicale presso Craving Art Art Gallery.

Marzo 2026: selezione e audizione come attrice con monologo inedito “Delirio Vermiglio” alla seconda fase di The Trauma Show.

Marzo 2026: ho partecipato alla mostra collettiva "Smania d'arte" presso Craving Art Art Gallery e alla performance finale.

Luglio 2026: ho partecipato alla mostra collettiva "Vicinanze" organizzata da Fag arti visive & Craving Art - Art Gallery a Palazzo Velli Expo, Roma.


 
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