Elena Scategni (Roma, 1972) è un’artista italiana la cui ricerca nasce dall’incontro tra esperienze maturate in ambiti creativi differenti. Il suo percorso si sviluppa inizialmente in parallelo all’attività nel mondo della moda, esperienza che contribuisce a formare una particolare sensibilità verso la materia, le superfici, le strutture e i processi di trasformazione.
Per lungo tempo la pratica artistica rimane una dimensione intima e riservata, una sorta di taccuino interiore nel quale raccogliere osservazioni, idee e sperimentazioni. Negli ultimi anni questa ricerca assume una forma più definita e si apre progressivamente al confronto con il pubblico e con il contesto dell’arte contemporanea.
Al centro del suo lavoro vi è il dialogo con la natura, osservata non soltanto come fonte di ispirazione, ma come vera e propria matrice scultorea. La sua ricerca più recente prende origine dalla struttura reticolata interna dei cactus: organismi nei quali fragilità e resistenza convivono in trame complesse, cavità e geometrie organiche.
Attraverso un processo di selezione e trasformazione, queste strutture naturali vengono tradotte in bronzo, conservando le fibre, i vuoti, le perforazioni e le tensioni della materia originaria. Il bronzo perde così parte della propria tradizionale connotazione monumentale per diventare pelle e superficie vibrante, capace di fissare nel tempo la memoria di una forma vivente.
Le sculture di Elena Scategni si collocano in una dimensione sospesa tra frammento naturale e reperto archeologico, tra organismo e reliquia contemporanea. Il dialogo con basi in legno o pietra accentua il confronto tra elementi organici e minerali, leggerezza e densità, trasformazione e permanenza.
Il suo lavoro invita a osservare ciò che normalmente rimane nascosto e a riconoscere nelle strutture più intime della natura un linguaggio plastico già esistente. L’intervento artistico non cerca di imitarlo, ma di rivelarlo e renderlo permanente attraverso la materia scultorea.

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