Patrizia Genovesi
La curatela di Patrizia Genovesi integra linguaggi visivi e concetti interdisciplinari, strutturando mostre come dispositivi di dialogo tra arte contemporanea, scienza e percezione.
Dati e contatti

PATRIZIA GENOVESI

Profilo curatoriale

Patrizia Genovesi è curatrice, fotografa, regista e direttrice della fotografia cinematografica. La sua attività si sviluppa da oltre vent'anni attraverso la produzione artistica, la progettazione espositiva, il cinema e la ricerca sui linguaggi visivi. Dirige l’Open Studio Gallery di Roma, spazio dedicato alla fotografia, alle arti visive contemporanee e alla sperimentazione interdisciplinare, nel quale realizza progetti autoriali e cura esposizioni di altri artisti.

La sua pratica curatoriale nasce da una conoscenza diretta dei processi di creazione dell'immagine e si fonda sull'interazione fra ricerca artistica, competenza tecnica e riflessione critica. Fotografia, cinema, musica, teatro e linguaggi tecnologici costituiscono ambiti di un'indagine che attraversa questioni legate alla percezione, all'identità, alla rappresentazione e al rapporto fra l'individuo e il proprio contesto. Nella progettazione espositiva dedica particolare attenzione alle relazioni fra opere, spazio e spettatore, alla costruzione delle sequenze visive e alla possibilità di articolare, attraverso linguaggi differenti, un pensiero riconoscibile.

Di formazione scientifica, ha integrato gli studi artistici con esperienze nella fotografia, nella scrittura cinematografica, nella regia teatrale e nella musica. Tra i suoi maestri in fotografia figurano Leonard Freed, Richard Kalvar, Abbas Attar e Moises Saman, della Magnum Photos. Ha studiato sceneggiatura con Mario Monicelli, scrittura con Domenico Starnone e regia teatrale con Renzo Casali, fondatore della Comuna Baires. La relazione fra cultura scientifica e pratica artistica è rimasta una componente costante del suo percorso, contribuendo a definire un metodo attento tanto alla costruzione formale quanto ai processi di interpretazione.

Il ritratto occupa una posizione centrale nella sua produzione fotografica. Ha realizzato immagini di personalità della scienza, della cultura e dell'arte, fra cui i premi Nobel Rita Levi-Montalcini, John Nash, Richard Ernst, Robert Mundell e Frank Wilczek, pubblicate dall'organizzazione del Premio Nobel. Un suo ritratto di Wilczek è stato pubblicato dal Massachusetts Institute of Technology; un lavoro fotografico dedicato al matematico Andrew Wiles è stato pubblicato dall'editore giapponese Shinchōsha. Suoi ritratti di Leonard Freed appartengono alla collezione permanente del Musée de la Photographie di Charleroi, in Belgio.

Un capitolo significativo di questa ricerca è costituito da Painters, progetto fotografico dedicato a pittori contemporanei attivi fra Italia e Stati Uniti, fra i quali Ramiro, Nelson White e Ben Fenske, presentato dalla Grenning Gallery di Sag Harbor, New York. Le fotografie esplorano il rapporto fra l'artista, il suo ambiente di lavoro e la propria opera. Attraverso la luce naturale, il colore e la composizione, il ritratto restituisce la relazione fra una persona e il mondo che essa costruisce. È un interesse che attraversa anche la ricerca curatoriale di Genovesi: l'immagine non viene considerata indipendentemente dal contesto in cui nasce, dai linguaggi che la precedono e dalle relazioni che rende possibili.

Parallelamente alla fotografia ha sviluppato una consistente attività cinematografica e audiovisiva, lavorando nella regia, nella sceneggiatura, nella direzione della fotografia e nel montaggio. Ha collaborato alla realizzazione di documentari, riprese e servizi audiovisivi per televisioni e testate giornalistiche, affiancando a queste esperienze lavori autoriali e progetti legati alla scena e alla performance. Ha firmato cortometraggi come La nostra commedia (2021), di cui ha curato sceneggiatura, regia e montaggio, premiato a Contesteco e finalista al Premio Internazionale Roberto Rossellini, e Pasolini (2022), per il quale ha curato sceneggiatura, regia, direzione della fotografia e montaggio, vincitore del primo premio nella sezione professionisti di Contesteco 2022. Ha inoltre firmato la direzione della fotografia di È stato solo un click e realizzato opere audiovisive e videofotografiche, fra cui Le nozze di Figaro, La pazzia di Lady Macbeth, Trovatore, Attila e Odabella, La morte di Traviata e Codex.

L'esperienza cinematografica e quella teatrale hanno contribuito a sviluppare una ricerca sul rapporto fra immagine, azione e durata. Nelle sue opere la fotografia dialoga frequentemente con il movimento, la recitazione, la musica e la costruzione scenica. Tale attenzione trova un'espressione significativa nei progetti dedicati al linguaggio musicale e operistico, nei quali la rappresentazione visiva non ha una funzione illustrativa, ma propone una propria interpretazione dei contenuti drammatici e delle strutture espressive dell'opera.

Fra i progetti più rappresentativi di questa direzione figurano Coriolano di Ludwig van Beethoven, installazione multimediale presentata all'Aeroporto di Milano-Malpensa e alla Biblioteca Vallicelliana di Roma, e Donne di Giuseppe Verdi, lavoro articolato in fotografie, video e musica dedicato all'interpretazione contemporanea delle figure femminili del teatro verdiano. Quest'ultimo progetto, presentato a Roma e Firenze, nasce da uno studio delle opere musicali e dalla collaborazione con interpreti e professionisti della musica. La direzione dei soggetti, il movimento del corpo e la relazione fra gesto e sentimento diventano elementi della costruzione fotografica. La successiva ricerca Genesi di una performance visiva (2026) riprende questi temi, portando l'attenzione sul processo di creazione dell'opera e sulle relazioni fra gli artisti e i linguaggi che vi concorrono.

Un altro ambito consolidato della sua attività riguarda le relazioni fra arti visive e conoscenza scientifica. Con Arte e Scienza, presentato al Circolo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, successivamente al Circolo della Marina Militare e all'Istituto Italiano di Cultura di Budapest, Genovesi ha sviluppato un progetto multimediale fondato sul dialogo fra differenti modalità di osservazione e rappresentazione della realtà. Questa linea di ricerca prosegue in COSMOS (2025), progetto espositivo nel quale concetti scientifici, geometrie e strutture visive diventano elementi di una riflessione artistica e filosofica sullo spazio, sul tempo e sulle relazioni fra le componenti dell'universo.

Nel corso degli anni ha ideato e presentato numerosi progetti espositivi in Italia e all'estero, fra i quali Scolpire con la luce, Gente di Cinema, Image – Garbatella Storica, Mirame, Simmetrie, regole e schemi nell'arte dell'immagine, Ildegarda di Bingen, Garden Misnake e L'uomo e la sua Harley-Davidson. La sua produzione è stata ospitata in gallerie e sedi istituzionali, fra cui l'Auditorium Parco della Musica di Roma, l'Istituto Italiano di Cultura di Budapest e la Grenning Gallery di Sag Harbor. Ha inoltre partecipato a esposizioni e manifestazioni dedicate alla fotografia e alle arti contemporanee, fra cui MIA Fair, ADI Design Museum e Museo di Storia Naturale di Milano.

Attraverso l'Open Studio Gallery, la sua attività curatoriale si estende alla valorizzazione e alla presentazione di opere di altri autori. Ha curato mostre fotografiche e progetti interdisciplinari, fra i quali Gli ospiti, con opere di Federica Sarto e Sofia Iacobini, presentato nel 2023 nell'ambito del Festival Spiritualia, e Istanti di Classica, dedicato alla fotografia di Massimo Bottarelli e Alberto Placidoli. La curatela comprende la definizione del progetto culturale, il dialogo con gli autori, l'elaborazione dei contenuti critici e l'organizzazione delle relazioni fra opere e spazio espositivo. Accanto alla produzione personale, questa attività costituisce una dimensione autonoma del suo lavoro, rivolta alla lettura e alla contestualizzazione di linguaggi e ricerche differenti.

Negli anni più recenti la riflessione di Genovesi si è concentrata in particolare sui processi di costruzione dell'identità, sulla percezione e sulle trasformazioni introdotte dagli ambienti digitali. Con IDENTITY (2025), progetto espositivo e curatoriale realizzato all'Open Studio Gallery, ha messo in relazione fotografia d'autore, spazio urbano e rappresentazione digitale, coinvolgendo artisti con approcci differenti. Le sezioni dedicate alla Garbatella e a Copenaghen interrogano il rapporto fra forma della città, memoria, appartenenza e costruzione del sé. Le opere degli altri autori contribuiscono ad ampliare la riflessione sullo sguardo, sulla percezione e sulle condizioni dell'esperienza contemporanea.

La ricerca prosegue in Metamorfosi dell'emozione. Nel ritratto (2026), progetto fotografico dedicato al rapporto fra identità, interpretazione ed emozione. Il lavoro esplora ciò che emerge quando una persona interpreta una figura realmente esistita, attraverso una successione di gesti, posture ed espressioni che rendono progressivamente incerto il confine fra il personaggio evocato e l'esperienza dell'interprete. Il video, sviluppato a partire dalle fotografie originali, prolunga nel tempo alcuni movimenti già suggeriti dagli scatti. La tecnologia interviene come strumento all'interno di una ricerca che rimane centrata sul ritratto e sull'esperienza umana della rappresentazione.

Alla produzione artistica e all'attività curatoriale Genovesi affianca una ricerca teorica dedicata alla cultura fotografica, alla percezione e al rapporto fra visione e coscienza. Fra i suoi scritti figurano Lee Miller. Sguardo, identità e testimonianza nel Novecento fotografico, Gianni Berengo Gardin. Sguardo relazionale, metodo e figure (1954–2025) e Dove siamo quando siamo online? Non-luoghi della coscienza, della visione e dell'identità nell'era digitale, diffusi nel 2025 come preprint di ricerca indipendente. Questi lavori affrontano, attraverso l'analisi storica e la riflessione teorica, questioni che attraversano anche la sua produzione artistica: la natura dello sguardo, il rapporto fra autore e mondo, l'identità come esperienza situata e le trasformazioni introdotte dalle tecnologie della rappresentazione.

Un'ulteriore componente del suo percorso è costituita dall'insegnamento e dalla divulgazione. È docente di direzione della fotografia cinematografica e regia presso la Libera Università del Cinema di Roma, con la quale collabora dal 2005. Ha svolto masterclass, seminari e interventi pubblici sulla fotografia, sul cinema, sulle arti figurative e sulla percezione visiva, anche in collaborazione con l'Università degli Studi Roma Tre, l'Agenzia Spaziale Italiana, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, i Musei Capitolini e altre istituzioni culturali e scientifiche. La sua attività didattica comprende tanto gli aspetti tecnici e narrativi della costruzione dell'immagine quanto l'analisi storico-critica delle opere e dei linguaggi visivi.

È vicepresidente di AFIP International, associazione professionale nell'ambito della quale partecipa ad attività di confronto e promozione della cultura fotografica.

Nel suo percorso la curatela si configura come una pratica che riunisce esperienza artistica, conoscenza dei linguaggi e responsabilità dell'interpretazione. La mostra non è intesa come semplice presentazione di opere, ma come costruzione di un contesto nel quale immagini, autori e pubblico entrano in relazione. Attraverso la continuità fra ricerca personale, produzione teorica e progettazione espositiva, Patrizia Genovesi sviluppa un'indagine sulle forme della visione e sulle condizioni culturali, percettive e tecnologiche attraverso le quali le immagini acquistano significato.

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